Rosi, la cucciolona rosicchiona

Rosi era una cucciolona dolce e simpatica. Aveva solo un piccolo difetto: rosicchiava tutto ciò che le capitava a tiro: le calze di papà, le magliette di Sofronia, i pantaloni di Dodo. E le coperte, il divano, le gambe del tavolo, i lavandini!
Insomma, qualunque cosa finisse tra i suoi denti aguzzi, ne usciva macinato, impastato, sbavato, una poltiglia appiccicosa che finiva direttamente nella spazzatura.
«Basta!», disse un giorno il papà di Dodo e Sofronia, arrabbiatissimo, «Visto che Rosi non la smette di rosicchiare, ho deciso di iscriverla a un collegio per cani. Domani la porterò lì! Le insegneranno a non mordicchiare tutto e, tra le altre cose, anche a mangiare con coltello e forchetta!».
«Ma…», si lamentò Sofronia.
«Non puoi…», continuò Dodo.
«Basta!», li interruppe il papà, «Io sono un falegname, non guadagno abbastanza soldi per ricomprare tutte le cose che Rosi rovina! È deciso! Salutatela perché la rivedrete tra molti mesi!».
Dodo e Sofronia piansero tantissimo, ma i genitori non cambiarono idea.
Scoraggiati e delusi, i due fratellini la portarono a fare l’ultima passeggiata prima della sua partenza.
Si allontanarono un po’ da casa, la portarono in una stradina di campagna.
Tenuta al guinzaglio, Rosi mollava qua e là pipì e popò.
All’improvviso, i bimbi udirono un rumore tra i cespugli al lato della strada.
«Chi c’è?», chiese Sofronia.
Un cane maremmano alto più di lei sbucò fuori ringhiando.
I bambini, terrorizzati, si voltarono per scappare, ma un altro maremmano, alto quanto Sofronia con Dodo a cavalluccio, sbarrava loro la strada.
«Aiuto!», urlarono gli sfortunati, ma non passava nessuno lì intorno.
Spaventata, Rosi rosicchiò il guinzaglio e in un attimo fu libera. Si allontanò velocissima.
I due cani provarono a seguirla, ma lei era troppo veloce. Tornarono, ringhianti e minacciosi, verso i due fratellini che si abbracciavano disperati.
«Vedrai», diceva Sofronia a Dodo, «Rosi chiamerà i rinforzi!».
Però i cani erano ormai a un passo, pronti a spiccare un balzo verso di loro per mangiarseli in un solo boccone!
«Ma… cos’è questo rumore?», domandò Dodo.
In effetti, si sentiva un fracasso come di un frullatore gigante che grattugia… boh, un albero?
«Ci stanno per mangiare e tu pensi ai rumori? Addio, fratellino!», disse Sofronia tra le lacrime.
Chiusero gli occhi.
I cani spiccarono un balzo, ma prima di riuscire a mordere i bambini si udì un altro rumore:
SKONK!
Dodo e Sofronia riaprirono gli occhi: sulla testa dei cani era piombato un palo dell’elettricità, mettendoli KO entrambi.
«Che fortuna!», disse Sofronia, «Quel palo è caduto proprio nel momento giusto!».
«Non è fortuna!», le rispose Dodo, «Qualcuno l’ha rosicchiato alla base e l’ha fatto cadere!».
«Ma chi può essere stato?», si chiesero.
Dai cespugli, scodinzolante, apparve Rosi:
«BAU!», disse orgogliosa.
«Rosi! Ci hai salvato!», corsero ad abbracciarla.

Quando il papà e la mamma vennero a sapere del gesto eroico di Rosi, la abbracciarono forte e decisero di non mandarla più in collegio.
«Ma come facciamo a insegnarle che le cose non si rosicchiano?», chiese la mamma preoccupata.
«Ho un’idea!», rispose il papà, «Di mattina la porto in falegnameria con me. Lì e pieno di scarti di legno. Ne potrà rosicchiare fino a che ne ha voglia!».
Detto fatto, Rosi si trovò benissimo in falegnameria.
Sapete, bambini, adesso lavora lì, col tempo ha imparato a lavorare il legno fino a fare degli splendidi comodini e scrivanie. Tutto con i suoi affilati dentini.
A casa continua a rosicchiare solo una cosa: le ciabatte di papà, sono il suo chewing gum. Ma lui non se la prende più, anzi, è contentissimo perché la gente compra i mobili intagliati da Rosi, e li paga un sacco di soldi. Così tanti che il papà si può permettere di comprare un sacco di ciabatte di scorta!


Storia inventata insieme a: Erika, 8 anni.
Genere: Fiaba della buonanotte.
Richieste: “Convincere papà a regalarmi un cane”.

Vincoli: “La cagnetta deve chiamarsi Rosi”.
Scritta per: Bambini da 6 a 10 anni.
Tempo di lettura: circa 3 minuti.
Tempo nel parlato: circa 5 minuti.

 

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