Un regalo sbagliato?

Una slitta trainata da otto renne atterrò sul tetto in legno, ricoperto da uno spesso strato di neve.
«Oh oh!», esclamò un omone vestito di rosso e con una folta barba bianca, «Vediamo chi c’è qui».
Aprì un cassetto portaoggetti e prese un tablet. Nel monitor scorreva una lunga lista.
«Dunque,», disse, «com’è che si chiama questo posto?». Si portò una mano a grattarsi il mento barbuto.
Una renna scosse la testa e si voltò verso di lui: «Hopfen, Babbo».
A voce più bassa parlò alla renna accanto a lei: «Ogni anno è più smemorato, comincio a preoccuparmi…».
L’uomo fissò il vuoto, indeciso: «Hopfen… Hopfen… Non mi dice nulla. Ma su che pianeta siamo?», domandò imbarazzato.
«Terra, Babbo! Siamo sul pianeta Terra!», risposero le renne in coro.
«Per la precisione in Germania», aggiunse una di loro, «L’indirizzo è Höhenstraße 10, Hopfen. Questa è la casa del piccolo Hans van Murgioven».
«Oh! Grazie!», rispose lui sollevato. Lo cercò nella lista: «Oh Oh, eccolo qui, il piccolo Hans. Oh, ma è stato bravissimo, quest’anno!».
L’uomo strizzò gli occhi: «Ma perché ha scritto così in piccolo? Non riesco a leggere cosa ha chiesto come regalo. Fulmine, tu che ci sai fare con queste cose moderne, come faccio ad ingrandire il testo?».
«Poggia pollice e indice su un punto dello schermo e allargali», rispose Fulmine paziente, «Ti aiuterei, ma ho gli zoccoli».
L’omone trafficò un po’ con il tablet, infine riuscì a leggere:
«Oh, ecco! Hans vuole… vuole… avere la compagnia di un cannone labor… lasor… Oh! Ma perché i bambini si ostinano a scrivere le letterine a mano?», si lamentò, «Non si capisce nulla, guardate».
Mostrò il tablet alle renne.
«Io leggo “Campione ladro”», disse Cometa.
«Io “Cannone labrador”», disse Fulmine.
Donnola confutò le prime due: «“Cantone millibar”», affermò sicura.
«Ma no!», la contraddisse Freccia, «“Cartone Babar!”».
«“Capannone del Bar”», la corresse Ballerina.
«Vi sbagliate tutte.», intervenne Saltarello, «C’è scritto “Cagnone laser”».
«Io non ho mai imparato a leggere», confessò Donato sconsolato.
«Per me c’è scritto “Zuppa di lenticchie”», disse risoluto Cupido.
Le otto renne cominciarono a discutere animatamente tra loro.
«Basta, basta!», le interruppe l’omone. Prese a passeggiare in cerchio sul tetto. «Ragioniamo. Le cose che avete detto non hanno granché senso. Però, forse, qualcuna di voi ci è andata vicina».
Chinò la testa, si guardò i piedi per un po’. Parve avere un’illuminazione, rilesse la lista.
«Trovato!», disse trionfante. «Fulmine, Saltarello, voi siete quelle che ci sono andate più vicine».
«Ne ero certa», rispose Fulmine.
«Modestamente», si vantò Saltarello.
«Però non è né “Cannone labrador”, né “Cagnone laser”, bensì…». Prese il sacco dei regali e vi frugò dentro.
Ne estrasse un lungo tubo metallico decorato con un fiocco rosso.
«Un cannone laser!», gridò.
L’omone si avvicinò al largo comignolo reggendo a fatica lo strano dono.
«Babbo,», domandò Cometa, «sei sicuro che sia un regalo adatto per un bambino?».
«Boh!», rispose l’omone con un alzata di spalle, «Credo di sì».
Spiccò un agile balzo: ad ogni metro che faceva in volo diveniva più piccolo. Non era più grande di un gatto quando si infilò dentro il comignolo.
Ne uscì fuori poco dopo, minuscolo come un topolino. Non aveva più nulla in mano. Fece qualche passo sul tetto e tornò di dimensioni normali.
Salì sulla slitta e prese le briglie: «E anche questo regalo è consegnato».
Spronò le renne: «Coraggio, giovani! La notte è lunga e abbiamo ancora trecento milioni di case da visitare!».
La slitta prese il volo e sparì tra le nuvole.

 

*

Il giorno dopo, il piccolo Hans pattinava sul laghetto ghiacciato di Hopfensee.
Appariva triste e annoiato.
Gli si affiancò una bimba bionda e sorridente.
«Ciao, Hans!», lo salutò.
«Ciao, Greta», rispose senza entusiasmo.
«È passato, da te, Babbo Natale?», volle sapere subito Greta.
Hans sospirò: «Sì», rispose, e non aggiunse altro.
«Anche da me!», continuò Greta dopo qualche istante di silenzio. «Mi ha portato una meravigliosa casa delle bambole!», disse gongolante.
Hans si fermò con una spazzata, si arrestò anche Greta. Lui le si parò davanti.
«E cosa gli avevi chiesto?».
Greta lo guardò senza capire.
«Che regalo gli hai chiesto, nella letterina?».
La bambina aggrottò la fronte: «Be’, ti sembrerà strano, ma ho chiesto proprio una meravigliosa casa delle bambole!».
Hans fece una smorfia.
«A te cosa è arrivato?», chiese lei.
«Un cannone laser», rispose lui a bassa voce.
«Che? Hai chiesto un cannone laser?».
«Certo che no!», rispose Hans arrabbiato, «Io avevo chiesto un cagnone labrador! Un cane! Uno di quei cani color miele, belli, morbidi, giocherelloni!».
«Ah, ecco, questo ha più senso», commentò lei. «Che strano errore però. Adesso, che te ne fai di un cannone laser?».
«Ma che ne so? Sul libretto di istruzioni c’è scritto che può bruciare o squagliare qualunque cosa. Il che è divertente, ma dopo che ho dato fuoco alle pantofole di papà, lui mi ha proibito di usarlo».
Ripresero a pattinare.
«Io volevo un cane!», ribadì Hans. «Ci avrei giocato, mi sarei fatto mordere le caviglie, gli avrei dato da mangiare».
«Avresti raccolto la sua popò», rise Greta.
«Sempre meglio che stare tutto il giorno, tutti i giorni, a pattinare in questo laghetto ghiacciato. Non ne posso più, del ghiaccio!».
«Hai ragione.», acconsentì lei, «Alla lunga è noioso».
«Io preferisco l’estate, quando con mamma e papà andiamo al mare», disse Hans convinto.
«Eh, è bello. I tuffi, le nuotate. Che divertimento!».
«Andare sott’acqua, tuffarsi a bomba!», aggiunse lui.
«I gavettoni, i castelli di sabbia».
Hans si fermò di botto, Greta gli venne addosso e caddero entrambi.
«Ma che ti prende?», gli chiese.
«Greta! Mi è appena venuta una grande idea!».
Gliela spiegò.
Non fu tanto difficile riuscire a portare sulla riva del lago il cannone senza che il papà se ne accorgesse.
Il vero problema fu trovare una prolunga abbastanza lunga da riuscire a collegare il cannone alla presa elettrica di casa.
Una volta attaccato alla corrente, bastò puntarlo verso la superficie ghiacciata del lago, accenderlo e…
ZAP!
Partì un potente raggio verde che, in pochi minuti, sciolse l’acqua ghiacciata.
Tutto intorno la neve era alta e il freddo pungente, ma in riva al lago sembrava di stare in una fumosa sauna.
In breve tutto il paese si accorse dello strano fenomeno. I vecchi dapprima misero in guardia tutti: una cosa così non si era mai vista, era certo colpa dell’inquinamento, dei giovani d’oggi o forse dei conservanti nello strudel. Tutti gli altri non si fecero troppe domande, si spogliarono e si tuffarono nelle acque calde, dove Hans e Greta già nuotavano da un pezzo.
La neve dei pendii intorno al lago fu solcata da numerosi slittini che scendevano a capofitto verso l’acqua; i bambini a bordo, vestiti solo del costume, si impennavano nei dossi sulle rive e si tuffavano in acqua compiendo evoluzioni acrobatiche.
I vecchi continuarono per un po’ a mettere in guardia tutti contro i pericoli di quella bizzarra novità, poi, a gruppetti, si immersero nell’acqua meno profonda e più calda, spiegando a tutti che, okay, forse era una cosa strana, ma quell’acqua faceva tanto bene ai loro reumatismi!
Hans giocava e nuotava felicissimo, una volta di più convinto che, per chissà quale magia, Babbo Natale sa sempre quale sia il regalo migliore per noi.
I bagni continuarono fino al tramonto del giorno di Natale più caldo e divertente che Hopfen ricordi.

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