L’Enorme Libro dei Perché

ELDP

L’uomo smise di trainare la pesante slitta e guardò di sotto: ai piedi della collina innevata, quattro bambini giocavano a tirarsi palle di neve.
Le loro voci squillanti giungevano fin lassù, appena attutite dalla coltre bianca. Sorrise e tese l’orecchio, gli piaceva ascoltare i bambini che giocano:
«Cretina!», sentì.
«Cretino sarai tu!», ribatté una voce di bimba.
«Ahia! Dentro il maglione no, scemo!», urlò una terza voce.
Il vecchio strabuzzò gli occhi, sorpreso. Guardò meglio: le palle candide saettavano a gran velocità, tirate con troppa forza, per far male.
Il bambino più grosso di tutti lanciava raffiche a bruciapelo, abbatteva i nemici e infieriva su chi era a terra. Gli altri si difendevano con altrettanta foga.
Era una battaglia nevo-nucleare totale, in cui i quattro contendenti si battevano senza esclusione di colpi.
“Bene bene”, rimuginò il vecchio, “Mi sa che ho trovato qualcuno per giocare con la mia slitta”.
Spinse il mezzo sul bordo del pendio, scostò uno zaino e vi si sedette sopra.
Col piede si diede una piccola spinta.
La slitta, dapprima lenta, poi come un bolide, discese la collina, per arrestarsi con una gran derapata.
La brusca frenata sollevò una cortina di neve che investì i quattro bimbi. Loro si fermarono, le bocche spalancate per l’insolito spettacolo che la nube, posandosi, mostrò loro: un uomo, massiccio e imponente, stava accanto a una grande slitta occupata da un paio di zaini; bardato da un pesante eskimo bianco, sembrava un orso polare ritto sulle zampe posteriori. Si tolse il cappuccio, rivelando un viso anziano e scarno, dominato da occhi guizzanti sotto folte sopracciglia.
Quando si sbottonò l’eskimo, rivelò una lunga barba bianca, che l’uomo prese a lisciare con una mano guantata.
Il vecchio parlò con voce profonda e allegra: «Allora, bambini, che succede?».
Ottenne due risposte e una domanda, tutte altrettanto inutili:
«Nulla!», «Giochiamo.», «Perché?».
Lui si sedette sulla slitta: «Oh, andiamo, vi ho visto, da lassù. Litigavate».
Due bambini rimasero in silenzio, una bimba dai fitti riccioli biondissimi sussurrò un “No” poco convinto.
Il quarto, un bambinone alto e grosso, gli mostrò un broncio selvatico: «Fatti gli affari tuoi!».
«Baldo!», lo rimproverò la bambina.
Per tutta risposta, lui la colpì con la palla che teneva in mano e la scimmiottò.
In tre scattarono all’unisono: le braccia armate e tese, guardavano il quarto in cagnesco, pronti a riprendere la battaglia.
Il vecchio si pose in mezzo a loro: «Calma, calma!», disse, «Qual è il problema?».
I bimbi esitavano.
«Se me lo dite, può darsi che vi possa aiutare», provò a convincerli l’uomo.
Un bimbo dalle guanciotte cascanti e lo sguardo buono e triste fu il primo a parlare: «Io glielo dico».
«Zitto, Martino!», ruggì Baldo.
«Perché?», chiese la bimba, «Diciamoglielo, magari lui lo sa!».
«Barbara ha ragione», le diede manforte un bambino dai capelli rossi.
Baldo arricciò il naso e mostrò i denti: «Lei ha ragione e io ho i pugni!», lo minacciò, «E posso farti… ehi!».
Il bimbo non terminò la frase, perché il vecchio lo aveva afferrato per il cappuccio e ora lo teneva a mezz’aria, senza apparente sforzo.
«Finché ci sono io, nessuno fa il bulletto».
«Lasciami!», gridava Baldo sgambettando.
Di fronte alla scena, gli altri tre trattenevano a stento le risate.
«Spiegatemi tutto», disse l’uomo.
Barbara parlò per prima: «È cominciato quando Martino ha visto il cane di Vulpiano mordersi la coda».
«Lo fanno quando hanno le pulci, per il prurito», affermò Martino.
«Il mio cane non ha pulci!», protestò il bambino dai capelli rossi, «Era solo nervoso perché mi ha visto uscire a divertirmi mentre lui è rimasto a casa».
Barbara era scettica: «E che c’entra mordersi la coda?».
«È come per noi mangiarci le unghie!», rispose Vulpiano.
Il vocione di Baldo sovrastò gli altri: «È solo un cane scemo: non capisce che la coda è sua e la attacca».
«Il mio cane non è scemo!», reagì Vulpiano.
«E se invece avesse solo voglia di ballare?», propose Barbara, ma fu sommersa dalle critiche degli altri:
«Che scemenza!».
«Sì, come no, compriamogli un tutù!».
«Il mio cane non balla!».
«Basta!», li fermò il vecchio, «Ho capito!».
«Allora diglielo!», lo incalzò Vulpiano, «Vero che è come dico io?».
L’uomo posò a terra Baldo e prese a grattarsi la barba: «Uhm, in realtà non lo so».
«Cosa?», fece Barbara sconcertata.
Baldo era tronfio: «Visto? Questo qui non ci serve a nulla».
«Però ho qualcosa che ci può aiutare». Il vecchio prese uno degli zaini e lo aprì: ne estrasse un  volume  alto mezzo metro che si posò con fatica sulle ginocchia: «L’ELDP!».
«Eh?».
«L’Enorme Libro dei Perché!», spiegò. Ne sfogliò l’indice: «Dunque vediamo: “Perché il cielo è blu”… uff, già letta mille volte… “Perché le caccole sono così buone”… no, che c’entra, e poi che schifo! Aspetta, ci sono vicino: “Perché i coni si sciolgono al calore”, uhm, no, no… “Perché i keni si malgano l’ ancoda”… eh? Oh, eccolo qui: “Perché i cani si mordono la coda”. Pagina ottomilaottocentottantotto».
L’uomo sfogliò rapidamente il libro fino a giungere alla pagina giusta che contemplò con soddisfazione.
Annuiva senza parlare.
«Be’?», fece Baldo dopo un po’.
«Non leggi?», chiese Barbara.
L’uomo sobbalzò: «Oh, già!», disse. Spalancò un sorriso: «No, ecco, non c’è nulla da leggere».
«Come?», domandò Vulpiano deluso.
«No,», rispose il vecchio, «c’è solo un disegno, guardate». Così dicendo, volse il libro aperto verso di loro, così che poterono vederne il contenuto: il disegno a penna di un bassotto nell’atto di mordersi la coda.
«Che schifezza!», commentò Baldo, prima di accorgersi che c’era qualcosa di strano: sotto i loro occhi, il disegno stava cambiando! Il bassotto si contorceva e si allungava sempre più, fino a formare un incredibile otto.
L’inchiostro vibrò, l’animale cominciò a zampettare; la coda in bocca, si inseguiva percorrendo il circuito tortuoso.
«Uau!», quadri-gridarono i bimbi stupefatti. Il cane andava sempre più veloce, il disegno si fece confuso, l’otto si ingigantì e uscì dal foglio, un fiume di inchiostro che si abbatté su Martino, Barbara, Vulpiano e Baldo oscurando il loro mondo.

 

*

 

Quando Vulpiano aprì gli occhi la luce glieli fece lacrimare. Cosa era successo?
Scorse un’ombra che gli si avvicinava: era un cane, ma perché era così alto? Spaventato, si mise in piedi.
In piedi? No! Non ci riusciva! Si guardò le braccia per cercare di capire: braccia? Quali braccia? Vedeva solo delle sottili zampette rosse!
«Aiuto!», urlò, e subito dopo non riuscì a dominare un lungo ululato. Tre cani gli si fecero intorno:
«Ti sei svegliato, finalmente», disse un bulldog con la voce di Baldo.
«Hai visto che storia?», fece una barboncina bionda platinata. La erre moscia, inconfondibile, era quella di Barbara!
«Nevio dice che ha bisogno di noi, ma poi ci libera!», disse un mastino che parlava proprio come Martino.
«Chi è Nevio?», piagnucolò Vulpiano.
Un ombra imponente li sovrastò, il vecchio si chinò su Vulpiano e gli carezzò la testa: «Sono io, piccolo volpino. Dottor Magni Nevio,», si presentò, «laureato in Domandologia Difficile, specializzato in Didattica Mimica Infallibile».
“Volpino?”, si domandò Vulpiano: si volse a guardarsi le terga: una lunga, vaporosa coda rossa dalla punta bianca si agitava elegante sopra le sue chiappe. Era la sua? Era diventato una volpe?
«Cosa ci hai fatto?», protestò.
«Oh, ma nulla!», lo rassicurò Nevio, «Diciamo che vi chiedo un piccolo favore in cambio della risposta alla vostra domanda. Poi tornerete normali. Promesso».
Intervenne Barbara: «Vuole che tiriamo la slitta su per la collina!».
«Come? Ma è faticosissimo!», ululò Vulpiano.
«E figurati per me che sono vecchio», ribatté Nevio.
«Grrr!», ringhiò Baldo e si avventò su una caviglia dell’uomo, il quale non ebbe alcuna reazione: indossava pantaloni imbottiti.
Il vecchio batté le mani: «Su, su, niente storie, coraggio! Tirate!».
Solo allora Vulpiano si accorse che lui e gli altri erano imbracati e legati alla slitta con lunghe e robuste cinghie.
«Coraggio!», li spronò il vecchio, «Siete in quattro, giovani e forti! È una passeggiata, per voi!».
Martino e Barbara cominciarono a tirare, ma Vulpiano e Baldo rimanevano immobili.
«E poi», aggiunse Nevio, «non vorrete mica rimanere quattrozampe per sempre?».
Be’, messa in questi termini…
Vulpiano guardò Baldo, lui ringhiò, ma poi guaì e si leccò il naso in segno di resa.
I due ribelli capitolarono e cominciarono a tirare la slitta su per la collina ricoperta di neve.

 

Non fu facile, ma quando giunsero in cima Nevio fece salire tutti sulla slitta e discesero a velocità megagalattica. Vennero giù in un lampo!
Appena la slitta si fermò, i quattro balzarono a terra e cominciarono a saltare eccitati:
«Fantastico!».
«Incredibile!».
«La slitta più veloce dell’universo!».
«Ancora!», dissero in coro.
Nevio, che aveva già l’ELDP in mano, li guardò sornione: «Sicuri?».
«Sì!».
«Ma non vi stancherete troppo?».
«No!».
«E non siete curiosi di avere la risposta?».
«Dopo!».
Richiuse il libro: «Va bene», acconsentì.
Insomma, quella sera i quattro cuccioli portarono su e giù la slitta una decina di volte, e ogni volta si divertivano più della precedente.
Alla fine erano totalmente esausti.
«Ohi!», diceva Baldo.
«Ahi!», gli faceva eco Barbara.
Martino era pancia all’aria: «Ho la schiena a pezzi!».
«Anch’io!», confermò Vulpiano, «Mi sembra tutta annodata!».
Nevio sorrideva: «Che dite, un’altra volta?».
«Nooouuuuh!», ulularono in quattro.
«Bene, rispose lui. «Siete stati bravi», aggiunse, «meritate la risposta alla vostra difficilissima domanda».
I quattro però non lo ascoltavano: guardavano Vulpiano che si contorceva fino a mordersi la punta della coda.
«Che fai?», gli domandò Martino.
«Uhm, argh», mugolò lui. Poi si senti uno schiocco deciso:
«Aaaah!», fece Vulpiano sollevato, «Che bello!».
Gli altri non capivano.
«La schiena!», spiegò, «Si è snodata! Non mi fa più male!».
«Davvero?».
«Provateci!».
Martino si cimentò per primo: strinse la coda deciso, tirò e… “Crack”.
«Aaah!», disse anche lui, «Che sollievo! Provaci, Barbara!», spronò l’amica, «È come scrocchiarsi le dita, ma dà molta più soddisfazione!».
Barbara afferrò tra i denti la coda a pomponcino e tirò: “Crick!”.
«Aaah, super bello!», disse estasiata.
Baldo, neanche a dirlo, ringhiava: «E io? Come faccio io? Ho un mozzicone al posto della coda!».
Vulpiano si fece pensoso: «Uhm, è vero!». Digrignò un po’ i denti, poi disse: «Però si può rimediare».
Con scatto volpino afferrò il moncherino di Baldo tra i denti e tirò così forte che l’altro, allungato tra lui e la corda tesa della slitta, non posava neppure le zampe per terra.
Si udì un “Ca-cra-crank!” poderoso, seguito da un “Aaaah!” soddisfatto di Baldo.
Nevio batté le mani: «Ah ah!», commentò, «Ed è per questo che i cani si mordono la coda!». Rise forte.
I quattro uggiolarono felici e in quel momento il vecchio aprì il libro sulla pagina ottomilaottocentottantotto.
Si scatenò un vortice d’inchiostro.

*

 

Il sole era quasi al tramonto, quando i bimbi, tornati bimbi, salutarono Nevio.
«Be’, giovanotti, cosa abbiamo imparato oggi?», domandò lui tirandosi su il cappuccio.
«Che i cani si mordono la coda per sgranchirsi», rispose pronta Barbara.
«E…», chiese ancora il vecchio.
«E anche le volpi!», precisò Vulpiano.
«Ah ah, vero. E…».
«Che non tutti i cani possono mordersi la coda!», aggiunse Baldo.
«Uhm, sì, ma io intendevo…».
«Lo so io!», fece Martino, «Quando non riesci a fare una cosa, i tuoi amici possono aiutarti!», disse trionfante.
«Certo, certo», rispose Nevio imbarazzato, «Ma io intendevo un’altra cosa».
«Cosa?», domandò il quartetto.
Il vecchio sorrise ma non rispose. Guardò davanti a sé e cominciò a spingere la slitta, silenzioso. Quando fu lontano, alzò un braccio in segno di saluto. La voce profonda e allegra risuonò per l’ultima volta:
«Abbiamo imparato», urlò, «la cosa più importante di tutte! Quanto è bello giocare con la slitta!».
I bimbi risero e agitarono le mani, poi ulularono a lungo, fino a che il vecchio non sparì oltre la collina.

FINE


Storia pensata per un pubblico dagli otto anni in su, richiesta da “I gemelli Grey”.
Testo della richiesta: “Ed ecco perché i cani si mordono la coda”.

 

Il testo potrebbe subire modifiche minime in fase di revisione (correzione di refusi, eliminazione di ripetizioni etc.).

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